Vendere le proprie creazioni ai negozi: conto vendita e conto visione Aprile 24, 2019 0 Blog

Esiste un modo, per niente nuovo, di vendere le proprie creazioni ai negozi fisici anche senza avere una P.Iva. Si tratta del famoso conto vendita e/o del meno conosciuto conto visione. Che cosa sono nei fatti?
Tu crei i tuoi oggetti, chiedi a un negoziante di esporre la merce nel suo negozio e solo dopo che sarà riuscito a venderla ti corrisponderà l’importo che avrai stabilito (prima) con lui per quella creazione. Tutto qui? Non devo fare altro che accordarmi con un commerciante?
Beh no, questo procedimento è normato, ovvero è riconosciuto dalla legge e dal fisco e prevede che tu assolva alcuni obblighi. Prima che te li indichi lascia che ti spieghi la differenza tra conto vendita e conto visione.
Il conto vendita ti permette di lasciare le tue creazioni nei negozi solo per 45 giorni mentre il conto visione per un anno.

Vendere creazioni in conto vendita: obblighi e tutele

Probabilmente quando hai sentito parlare di obblighi fiscali ti sarai preoccupato. Non è niente di impossibile. Vedrai che tutto quello che farai servirà a tutelare il tuo lavoro e a far stare più tranquillo il negoziante.

L’ACCORDO
Mettiamo che tu abbia già individuato il “tuo negoziante” e che lui sia disponibile. Dovrai portargli un documento chiamato accordo per l’esposizione della merce in conto vendita (o conto visione). Non dovrai inventarti niente, esistono dei fac simili messi a disposizione di tutti da associazioni, commercialisti ecc… sul sito fiscoamicopertutti.it puoi scaricare liberamente questi moduli grazie al contributo della commercialista Carmen Fantasia, autrice anche del libro “Fisco amico per creativi”. L’accordo va sempre datato e firmato. Nel fac simile trovi evidenziati in rosso i punti fondamentali che tu e il negoziante vi impegnate a rispettare.

OBBLIGHI FISCALI
L’altra cosa che dovrai fare, come dichiarato nell’accordo, è emettere ogni volta che il commerciante ti corrisponderà un importo sul venduto, una ricevuta per prestazioni occasionali. Puoi trovare un fac simile sulla testata on line money.it. Nella ricevuta dovranno comparire alcuni dati obbligatori tra i quali la data e un numero progressivo che identifica la ricevuta (la numerazione si azzererà ogni 1 gennaio e ripartirà da 1). L’importo sarà costituito da un netto (quello che vuoi intascarti tu) + il 20% che è la ritenuta d’acconto. Se il totale supera i 77,47€ dovrai applicare alla ricevuta una marca da bollo da 2 €. La ricevuta va fatta in doppia copia: una va a te e una al commerciante. Se superi la soglia sopra indicata al negoziante va la ricevuta con marca da bollo mentre tu potrai scrivere sulla tua copia “imposta di bollo assolta sull’originale”.

Ci sono dei limiti di compensi oltre i quali le entrate vanno dichiarate e ci si può trovare nelle condizioni di iscriversi alla gestione separata (presso l’inps ovviamente) o di aprire una P.Iva. ma per saperne di più è bene rivolgersi a un commercialista.

Conto vendita: mi conviene?

Sui vantaggi del conto vendita o conto visione girano diversi miti: più visibilità, non si paga per pubblicizzarsi… il più grande vantaggio che avrete sarà prendere confidenza con la catena della distribuzione, iniziare a confrontarsi con la creazione di un prezzo, testare i gusti delle persone iniziare a capire come e quanto produrre. Di sicuro è una strada che vale la pena provare a percorrere. Ci sono però dei punti interrogativi su cui vorrei farvi riflettere:

Se è vero che i commercianti non ci rimettono nulla è pur vero che avranno interesse a vendere prima la merce acquistata dai loro fornitori perché quasi sempre pagata in anticipo.

Non ambite troppo a che la vostra merce sia posizionata in vetrina, il commerciante bravo potrebbe posizionarla vicino alla cassa. Perché? Perché farà un prezzo da acquisto dell’ultimo momento: avete presente quando siete nei negozi di abbigliamento e alla cassa ci sono bracciali, orecchini ecc… a prezzo contenuto? Beh molti di noi finiscono spesso per comprarsi qualcosa. Se anche il cliente non comprasse potrebbe essere tentato di chiedere informazioni per fare un regalo in un secondo momento o per segnalare a qualcuno.

Non è detto che un commerciante sia così informato sul conto vendita tanto da accettare un accordo scritto; di sicuro dovrete accettare che possa ritenere di non riuscire a vendere il vostro prodotto e che non abbia voglia di prendersi la responsabilità di conservarlo intatto in negozio. Molti (creativi inclusi) hanno purtroppo la cattiva abitudine di temere tutto ciò che è regolato da norme e leggi.

Il commerciante sarà libero di fare un prezzo di vendita, voi gli indicherete la cifra che volete per voi, agirete come se foste un fornitore insomma. Qui vige un’altra cattiva abitudine dei commercianti “vecchio stile”, ricaricare tutte le spese sul prezzo. Potrà accadere perciò che il prezzo di vendita vi sembri troppo alto ma sappiate che esso non si basa solo sul valore dell’oggetto… anche sulle tasse che dovranno essere pagate sul venduto.

Alcuni consigli

Sarebbe sempre bene non proporre le proprie creazioni a tappeto, battendo tutti i negozi “attinenti” della zona… anche perché questo vorrebbe dire aumentare la tua produzione senza reale motivo. Valuta quanta clientela ha un negozio, che fascia di prezzi propone (ovvero che tipo di clientela attira), valuta anche lo stile del negozio.

Se hai modo fai qualche km in più e proponi la tua merce nelle località turistiche più vicine (in estate potrebbe trattarsi della costa più vicina).

Non cercare di piazzare troppi pezzi presso un negozio, specie se si tratta di materiali che si modificano nel tempo.

Fai sapere ai conoscenti che i tuoi prodotti possono essere acquistati presso questo o quel negozio.

Infine fornisci al negoziante (tieni una copia per te) un inventario con nome descrizione e prezzo di ciò che gli hai consegnato. Sarebbe meglio allegarlo all’accordo scritto.


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